Brahms e la musicologia del secondo Ottocento attraverso il rapporto con Philipp Spitta e Gustav Nottebohm
Autore: Daniele Mastrangelo
30,00 €
Dimensioni | 17 × 24 cm |
---|---|
ISBN | 9788893740852 |
Pagine | 290 |
Formato | Cartaceo |
Periodo: '800
Brahms e la musicologia del secondo Ottocento attraverso il rapporto con Philipp Spitta e Gustav Nottebohm
Autore: Daniele Mastrangelo
30,00 €
Dimensioni | 17 × 24 cm |
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ISBN | 9788893740852 |
Pagine | 290 |
Formato | Cartaceo |
Periodo: '800
Descrizione
«La capacità di apprendere da tutto ciò che incontra lungo il suo percorso è una costante della vita di Brahms. Non c’è nessun compositore che sia in grado come lui di appropriarsi di ciò che è nuovo, ma soprattutto di ciò che è stato nuovamente scoperto dell’antico»: questo giudizio viene dalla penna di Philipp Spitta, il grande biografo di Johann Sebastian Bach. Sono parole che, sotto forma di allusione, sollecitano a vedere un lato nascosto dell’attività di Brahms, quello rappresentato dal suo dialogo con la musicologia, la disciplina che portava ai suoi occhi, alle sue orecchie, “le nuove scoperte dell’antico”.
Brahms visse in un’epoca in cui la ricerca musicologica fioriva in una multiforme vitalità (alimentata dal legame strettissimo tra filologia e storiografia) ed ebbe con tanti studiosi di questa disciplina un rapporto duraturo, profondo, in cui la reciproca stima poteva anche trasformarsi in amicizia.
Questo libro cerca di sondare i livelli in cui la musicologia ha influito sulla cultura musicale di Brahms e sul suo modo di comporre. L’autore, interrogando fonti eterogenee e spesso inedite quali epistolari, partiture, manoscritti, glosse, testimonianze indirette, prova ad entrare nel laboratorio del compositore per scoprire come alla forza creativa egli affiancasse la forma mentis e gli interrogativi del filologo e dello storico di professione. Brahms legge e spesso corregge i saggi dei musicologi, si appassiona alla scoperta di nuove fonti, segue la collazione dei testimoni, congettura lezioni originarie, raccoglie e compara le musiche del passato, si appassiona al processo compositivo dei suoi maestri.
Al cuore di questa ricerca ci sono due rapporti che si attestano come esemplari: sono quelli con Philipp Spitta e Gustav Nottebohm. Per la qualità e l’importanza rivoluzionaria delle loro ricerche, per l’intensità del legame che strinsero con Brahms, questi rapporti dischiudono un ambito di studi ricco di scoperte e vasto; un ambito in cui sono sedimentate le radici profonde tanto della musicologia che della musica del secondo Ottocento. Il lavoro di questi musicologi diventa così per il compositore non solo stimolo alla fantasia, strumento di consapevolezza storica, fonte di maturazione dello stile, ma anche atto d’amore verso i “padri” e persino antidoto alla solitudine.
Nel corso del saggio il lettore troverà composizioni note e meno note di Brahms discusse e analizzate partendo dalle tracce profonde che su di esse ha lasciato la musicologia oppure, in direzione contraria, sarà condotto dalla musica a ricostruire il contesto, la cultura in cui visse il compositore. Come in un gioco delle parti, di pagina in pagina, chi legge assisterà al trasformarsi di Brahms da testimone d’eccezione ad osservato speciale; fino alle ultime considerazioni dove, dal retroscena emergerà l’uomo e, soprattutto, il suo modo di intendere l’arte e la sua funzione nel mondo.