Irriverente, ironico, eccentrico e amante della musica: Antonio Ghislanzoni
Un carattere insofferente, così lo descrivono i biografi: già capace di atteggiamenti di rifiuto verso il padre e soprattutto dell’educazione impartita dalle istituzioni religiose ancora adolescente, si scontrò fin da giovane con la rigida disciplina e con l’autoritarismo. Si sentiva però attratto dalle arti, dalla musica, dalla poesia e dalla scrittura.
Espulso dal liceo per il suo atteggiamento irriverente e scorretto, si iscrisse comunque due anni dopo alla facoltà di medicina. Dalla madre ricevette in eredità gli ideali patriottici – di stampo mazziniano; abbandonò l’università per dedicarsi, sempre e nonostante l’opposizione paterna, allo studio del canto presso l’istituto Tadini di Lovere, sul Lago d’Iseo.
Contribuì poi a fondare il giornale umoristico L’uomo di pietra. Diresse L’Italia musicale; fu redattore della Gazzetta musicale di Milano; diresse e collaborò a La rivista minima.
Autobiografia di un ex cantante e altri racconti musicali
L’esperienza musicale di Ghislanzoni (come cantante, come librettista e come giornalista musicale) si riflette nei suoi racconti. In Autobiografia di un ex cantante non è difficile intravedere il rapporto dell’autore con gli insegnanti e gli assurdi metodi di canto dell’epoca. In Ciò che si vede in un teatro popolare c’è tutta l’esperienza del Ghislanzoni spettatore e giornalista di fronte a certe rappresentazioni tragicomiche – ma anche l’esperienza del veterano delle compagnie operistiche itineranti. In L’arte di far libretti – che è un vero e proprio libretto a sé stante – si legge invece una critica e un’autocritica ai cliché, ai luoghi comuni, alle inverosimiglianze presenti nei libretti di metà Ottocento.
Ghislanzoni non è però solo eccentricità e divertimento, ma è anche uno scrittore raffinato ed elegante: lo si vede soprattutto in La tromba di Rubly dove la musica rappresenta quasi il centro – o la metafora – della storia d’amore fra i due giovani sposi.
Tante furono le collaborazioni alle numerose testate che ospitano suoi romanzi a puntate, racconti, recensioni, interventi di varia natura, e non manca l’attività creativa vera e propria: narrativa e poesia. Nei racconti di Ghislanzoni è ben evidente la vena umoristica che caratterizza il suo stile e che è già presente nei numerosissimi articoli, cronache e saggi. Evidente è anche l’acuta osservazione della società della sua epoca che lui stesso raccontava, come afferma Giuseppe Zaccaria, «risolvendo […] il suo anticonformismo nella misura a lui più congeniale del divertissement, dell’eccentricità stravagante e scherzosa».
Nei racconti musicali emerge anche la sua profonda e sicura conoscenza della musica, dei musicisti, delle pratiche musicali della sua epoca. Ghislanzoni stesso fu, all’inizio della sua carriera, un baritono. Dopo avere firmato un contratto quinquennale con un impresario milanese come primo baritono assoluto, esordì a Lodi ottenendo un lusinghiero successo, che gli fu confermato nel 1847 dal teatro Carcano di Milano. Singolare è una sua esibizione a Parigi, quando con la sua compagnia operistica mette in scena l’Ernani di Verdi. La prima rappresentazione ha luogo il 2 dicembre 1851, cioè nella sera in cui con un colpo di stato Napoleone III diventa imperatore.
Purtroppo – e spiace dirlo – il successo di Antonio Ghislanzoni è legato quasi esclusivamente al libretto di Aida – forse la sua opera meglio riuscita – scritto in strettissima collaborazione con Verdi (1872).